Nel 1997, Oliviero Toscani, come spesso ha fatto nella sua carriera, trasformò una campagna pubblicitaria in un potente messaggio di speranza. Commissionata da Benetton, la serie di fotografie intitolata “Enemies” (Nemici) immortalava israeliani e palestinesi in momenti di quotidianità condivisa, mostrando ciò che il conflitto cercava di nascondere: la possibilità di una convivenza pacifica. Il catalogo venne lanciato nel marzo 1998 a Gerusalemme, al teatro Khan, simbolicamente posizionato tra la parte est e ovest della città. Due poltrone vuote, riservate a Benjamin Netanyahu e Yasser Arafat, rappresentarono l’assenza di dialogo politico tra i due leader.
Questa campagna non si limitò a colpire il pubblico commerciale. Fu distribuita in sei milioni di copie e inviata a figure di rilievo mondiale, tra cui Papa Giovanni Paolo II, i capi di Stato e il Comitato per il Nobel per la Pace. Alcuni dei principali quotidiani internazionali — dal Corriere della Sera in Italia a Le Monde in Francia e The Times nel Regno Unito — allegarono il catalogo, trasformando una campagna di moda in un simbolo globale di pace. La Rai, attraverso una troupe di Rai 3, realizzò un reportage speciale per documentare il progetto e le storie dietro le immagini, portando nelle case italiane il messaggio di Toscani.
Toscani evitò di immortalare immagini di violenza o disperazione, scegliendo invece storie di vita normale che sfidavano gli stereotipi del conflitto. Dall’amore, all’amicizia, al lavoro, alla scuola, le fotografie sembrano raccontare una commistione e convivenza che andava oltre la narrazione politica del conflitto. In una delle immagini più emblematiche, i sorrisi di ragazzi israeliani e arabi che studiavano insieme in una scuola della comunità mista di Neve Shalom-Wahat al-Salam, dimostrando come l’educazione potesse rappresentare un ponte verso il dialogo. Ma poi anche un fruttivendolo palestinese e un cliente israeliano sono ritratti mentre condividono una conversazione davanti a una pila di cocomeri. Un gesto apparentemente semplice, che però suggeriva un legame più profondo tra chi vive quotidianamente gomito a gomito, sfidando le tensioni politiche. Un’altra scena mostra un barbiere israeliano che, con il suo rasoio a lama libera, rade un cliente arabo: un atto di fiducia reciproca che trasmette davvero un messaggio potente. Queste immagini, lontane dalla retorica delle posizioni ufficiali, davano volto e voce a una pace silenziosa che già esisteva, almeno nelle relazioni umane più semplici.
Quando la campagna fu presentata, il conflitto era in un momento critico. Gli Accordi di Oslo avevano acceso la speranza di una soluzione pacifica, ma la sfiducia reciproca e la mancanza di progressi avevano già iniziato a minare quella prospettiva. Nonostante ciò, Toscani e Benetton cercarono di inviare un messaggio di possibilità. Oggi, guardando indietro, le immagini di “Enemies” sembrano appartenere a un tempo estremamente lontano. Gli insediamenti israeliani si sono moltiplicati, trasformando la Cisgiordania in un mosaico frammentato di aree sotto controllo militare e comunità palestinesi sempre più isolate. Queste politiche di colonizzazione, sostenute dal governo di Benjamin Netanyahu, rispecchiano una visione messianica e nazionalista di un “Grande Israele,” che rende sempre più difficile immaginare una soluzione basata sulla coesistenza tra due stati.
Nella Striscia di Gaza, la situazione è ancor più drammatica. Hamas, al potere dal 2007, ha intensificato le sue azioni militari contro Israele, tra cui, il tragicamente celebre attacco del 7 ottobre 2023, che ha generato il devastante ritorno dell’esercito israeliano all’interno della Striscia. L’ultimo conflitto ha visto migliaia di vittime civili e la distruzione di infrastrutture essenziali, con la popolazione palestinese intrappolata tra un assedio economico asfissiante e un controllo autoritario interno. Inoltre, Hamas continua a detenere circa un centinaio di civili israeliani come prigionieri, alimentando ulteriore rancore e ostilità.
In questo contesto, le fotografie del fruttivendolo e del barbiere di Toscani, che suggerivano un futuro basato su gesti semplici e quotidiani di fiducia reciproca, appaiono come un miraggio. Oggi, quelle scene di normalità condivisa sembrano impossibili, schiacciate da barriere fisiche, ideologiche e politiche che separano i due popoli più che mai. “Enemies” rimane però un messaggio attuale: nonostante tutto, ci ricorda che la pace è possibile solo quando si riesce a vedere l’altro come un essere umano, al di là di ogni divisione.







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