Poco importa che tu sia Woody Allen, Nike, Carrefour, un semplice rigatone Rummo o altro ancora, non si è mai abbastanza – mettete l’aggettivo che preferite- per sfuggire ad un boicottaggio. Chissà se quel manipolo di agricoltori irlandesi, che si era opposto nel 800 alle condizioni lavorative del capitano Boycott, si sarebbe mai immaginato di aver creato inconsapevolmente una delle prassi del XXI secolo. Ai tempi non c’erano i social, oggi soprattutto nel sempre più interconnesso Occidente spuntano come funghi comitati per armare congiure globali contro persone, nazioni, religioni, aziende e tutto ciò che può muovere l’indignazione di qualsiasi persona dotata di connessione internet.
Ma poi siamo sicuri che è sempre legittimo boicottare ? Prendiamo il caso di Woody Allen. Nel 2019 MeToo indice una campagna per boicottare i suoi film, in particolare quello che da lì a breve sarebbe uscito nelle sale (Un giorno di pioggia a New York), in quanto 27 anni prima il regista era stato denunciato dalla figlia per violenze sessuali. Piccolo particolare: un giudice americano lo aveva già assolto con formula piena. Eppure il jet set hollywoodiano lo isola, il cast del film lo ripudia, Amazon non gli distribuisce il film. Tuttavia il film esce nelle sale e registra il record d’incassi mondiale della settimana. Woody Allen viene riabilitato. Utilizzando le parole di un vecchio socialista italiano è proprio il caso di dire “La ferocia dei moralisti è superata solo dalla loro stupidità”.
Ricordiamo che il boicottaggio è una pratica il più delle volte commerciale con un fine moralistico, assolutamente lecita e legittima, almeno nei Paesi più evoluti sul piano dei diritti e delle libertà. D’altronde se non voglio guardare i film di Woody Allen, fare la spesa alla Carrefour, comprare le sneakers Nike o mangiare la pasta che ha toccato Salvini, nessuno può costringere nessuno.
Ragionandoci il boicottare, però, è una prerogativa dell’individuo solo laddove esso ha il potere di scegliere e, addirittura, con le sue scelte non coercibili, di condizionare quelle altrui, e di conseguenza le sorti di chi dalle scelte dipende.
In sintesi è un lusso riservato solo a coloro che vivono in Paesi che garantiscono libertà economiche e sociali dove l’individuo può operare le sue scelte e influenzare l’operato delle aziende. Non è un caso che un articolo della Reuters di Chris Taylor svela che in America 1 persona su 4 porta avanti una propria azione di boicottaggio verso qualcuno o qualcosa. Financo boicottare le elezioni è peculiarità ad appannaggio solo delle democrazie compiute che difatti hanno tassi di astensionismo sempre crescenti. Nelle recenti elezioni in Iran, contraddistinte da un basso tasso di partecipazione, la Polizia morale ha arrestato centinaia di persone, tutte condannate per aver boicottato il voto di regime. A quanto pare anche per fare i moralizzatori si deve nascere nel posto giusto.
Non che poi in Italia si possa boicottare proprio tutto, con il canone in bolletta la Rai, per esempio, non ha di questi problemi; a meno che non si voglia vivere al buio pur di non finanziare Affari Tuoi.
Insomma ci sono cose che non si possono boicottare, tutto il resto è libertà.







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