DeepSeek: l’AI cinese che ha scosso il mondo tra innovazione, problemi di sicurezza e censura

Negli ultimi giorni, l’intelligenza artificiale DeepSeek è stata al centro dell’attenzione, tra prestazioni da record e gravi problemi di sicurezza. L’AI cinese è stata l’app più scaricata da Apple Store nella giornata di martedì 28 gennaio, cosa che ha letteralmente sconvolto i mercati finanziari. Nvidia, il colosso dei chip AI, ha visto le sue azioni crollare del 17% in un solo giorno, bruciando 600 miliardi di dollari di valore. Anche giganti come Microsoft (-3,5%), Meta (-3,2%) e Alphabet (-3%) hanno subito perdite significative. Il panico si è esteso anche alle aziende che forniscono componenti per data center e energia, con Siemens Energy che ha perso il 20%, Eaton il 14% e Constellation Energy il 17%.

Ma cosa rende DeepSeek così rivoluzionaria? La startup, fondata nel 2023 dall’hedge fund High Flyer, ha lanciato il suo modello R1, che sembra addirittura superare GPT-4 di OpenAI, Gemini 2.0 di Google e Claude 3.5 di Anthropic. Ciò che ha lasciato tutti a bocca aperta è stata l’efficienza con cui è stato sviluppato: solo 6 milioni di dollari di investimento (contro i 100 milioni di GPT-4), appena due mesi di sviluppo e l’uso di soli 2.000 microchip, contro i 16.000 necessari per ChatGPT.

Ma non è tutto oro quel che luccica. Il Garante per la Protezione dei Dati Personali (GPDP) ha imposto un blocco immediato alle aziende cinesi Hangzhou DeepSeek Artificial Intelligence e Beijing DeepSeek Artificial Intelligence, vietando il trattamento dei dati degli utenti italiani. Il motivo? Una comunicazione insufficiente sulle politiche di gestione dei dati e la convinzione, da parte delle società cinesi, di non essere soggette alle leggi europee. La situazione è precipitata dopo che l’app è sparita dagli store digitali italiani e un’indagine di Wiz Research ha rivelato falle clamorose nei database di DeepSeek: oltre un milione di conversazioni e dati sensibili erano accessibili pubblicamente senza protezione, insieme a chiavi API e dettagli operativi.

Oltre ai problemi di sicurezza, DeepSeek ha attirato critiche per la sua censura su argomenti sensibili per il regime cinese. Un’analisi dell’Associated Press ha confrontato le risposte di DeepSeek e ChatGPT su temi come la repressione di Piazza Tienanmen, le relazioni tra USA e Cina e lo status di Taiwan. Mentre ChatGPT ha fornito risposte dettagliate e imparziali, riportando anche fonti contrastanti alla narrazione americana, DeepSeek ha evitato o minimizzato i temi più controversi. Ad esempio, interrogato sulla repressione del 1989, il chatbot cinese ha risposto con un generico “Mi dispiace, questo va oltre le mie possibilità. Parliamo di qualcos’altro”, evitando di menzionare i fatti storici. Sul tema Taiwan, ha riproposto la narrativa ufficiale del governo cinese, definendo l’isola parte integrante della Cina fin dall’antichità.

In ogni caso l’inaspettato successo di DeepSeek ha scatenato un vero e proprio terremoto. Gli Stati Uniti stanno già valutando contromisure per non perdere il primato tecnologico e, secondo il noto venture capitalist Marc Andreessen, “Il Re Mida della Silicon Valley”, questa situazione potrebbe essere il “momento Sputnik” dell’intelligenza artificiale, ovvero la scintilla che darà il via a una nuova corsa globale all’innovazione.

La storia di DeepSeek è un perfetto mix tra innovazione e rischio. Da un lato, dimostra che si possono sviluppare modelli AI avanzati con meno risorse di quanto si pensasse. Dall’altro, evidenzia i pericoli di una gestione poco trasparente dei dati e la necessità di controlli più rigorosi. Il futuro dell’AI sarà una sfida tra progresso tecnologico, libertà di informazione e tutela degli utenti, e DeepSeek rappresenta solo uno degli attori protagonisti di una rivoluzione destinata a trasformare il settore per sempre. Sperando che sia una rivoluzione capace di custodire verità e non di riscrivere i fatti a proprio piacimento.

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